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Diario

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Vangelli De Cresci Francesco

15-10-2018
PERFETTO!

LE SPINE..."I ROVI SULLE PIETRE E MACERIE DELL'UMANITA'" A11 (non è l'autostrada)

16-10-2018 1 commenti luca

"Pantelleria, Lì 1 Ottobre 2018                                                  

                                                                                                  Spett.le Comune di Pantelleria

All’ Attenzione dell’Assessore all’Urbanistica

Geom. Giuseppe Mazzonello

e del Consigliere Comunale Sig. Stefano Scaltriti

C/O: COMUNE DI PANTELLERIA

Piazza Cavour, 91017

Pantelleria (TP)

Salve, in controtendenza alla mia discreta abitudine e facendo seguito al colloquio informale avuto ieri con il Consigliere Comunale Stefano Scaltriti, vi invio questa mia personalissima missiva senza alcuna pretesa, sperando che i contenuti possano esservi utili al prendere in considerazione alcuni aspetti di carattere urbanistico e non solo di questa amatissima isola e del Comune che la amministra. Grazie per l’attenzione che vorrete prestare nella lettura delle prossime righe.

Premessa

Ci troviamo al centro del mediterraneo, nel luogo dove come in nessun altro, l’incontro ancestrale tra uomo e natura si è tradotto in architettura organica: IL DAMMUSO…ed esiste solo qui.

Il dammuso rappresenta la straordinaria unicità e testimonianza di un’architettura storico-rurale, dove il protagonista assieme all’uomo è la natura antropizzata in maniera indissolubilmente armoniosa: il dammuso è appunto, a mio avviso, un unicum tutt’uno “UOMONATURA” ed oltre ad essere oggi la forma di accoglienza originale e tipica di Pantelleria, è un brand mondiale esclusivo del nostro territorio dalle straordinarie potenzialità, ad oggi purtroppo ancora inespresse.  Il tema universale che oggi tutti noi siamo tenuti a prendere fortemente in considerazione per la tutela dei nostri patrimoni tangibili e soprattutto intangibili è proprio LA LUNGIMIRANZA; questo termine così carico di profondi significati, in realtà si può parafrasare in questa semplice frase di WARREN BUFFET: “C’è qualcuno seduto all’ombra oggi, perché qualcun altro ha piantato un albero molto tempo fa”.

A mio avviso le prime azioni da intraprendere sono molto semplici e basilari, ma non per questo poco impegnative.

-LA VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO EDILIZIO DAMMUSO.

1° STEP- PARTIRE DALL’ INDIVIDUAZIONE E CATEGORIZZAZIONE CATASTALE CORRETTA

La valorizzazione di questo inestimabile patrimonio così come dei giardini panteschi, stenditoi, aie, magaseni e di ogni forma di architettura organicamente integrata con la natura e con la vocazione agricola di quest’isola, dovrebbe a mio avviso passare da alcuni significativi e basilari passaggi di natura urbanistica.

Il primo passo che a mio avviso dovrebbe attuarsi è il riconoscimento CATASTALE del dammuso come abitazione tipica del luogo A/11 (vedasi tabella qui di seguito nella parte evidenziata in giallo).

Il dammuso ad oggi non è riconosciuto catastalmente come abitazione tipica del luogo A/11 e nonostante abbia anche personalmente più volte provato in passato ad interpellare tecnici abilitati a disbrigare pratiche di variazione e accatastamento per richiedere il riaccatastamento (obbligatorio per legge) di alcuni fabbricati RURALI DI ANTICA FATTURA aventi le caratteristiche del tipico dammuso, questi mi hanno comunicato l’impossibilità di poterli accatastare come A/11 poiché tale categoria non è contemplata dal catasto della provincia di Trapani; questo aspetto mi è risultato piuttosto curioso dal momento che le categorie catastali sono valide per tutto il territorio nazionale nel quale il catasto è geometrico, particellare e non probatorio, per qualità, classi e tariffe, fatta eccezione per le province di Trieste, Trento, Bolzano e Belluno, laddove vige tuttora il catasto tavolare (probatorio).

Detto ciò quindi contrariamente a come vengono qualificati Trulli, Rascard, Baite ecc. a Pantelleria parrebbe impossibile categorizzare catastalmente il dammuso come A/11.

Chiedo quindi formalmente all’assessore all’urbanistica delucidazioni e approfondimenti in merito. Oltre a ciò segnalo che parrebbe anche impossibile, strada alternativa già tentata, inquadrare il dammuso presso il Catasto della provincia di Trapani come categoria A/6 (vedasi tabella qui seguito nella parte evidenziata in verde).

LE CATEGORIE CATASTALI SUL TERRITORIO NAZIONALE ITALIANO (tratto da il catasto.it)

IMMOBLI A DESTINAZIONE ORDINARIA

GRUPPO A

Categoria

Descrizione

Informazioni

A/1

Abitazione di tipo signorile.

Sono abitazioni un tempo nobiliari, con particolari rifiniture pregiate anche a carattere storico.
Coefficiente per il calcolo valore ai fini IMU: 168

A/2

Abitazione di tipo civile.

Sono le normali abitazioni, con rifiniture semplici di impianti e servizi.
Coefficiente per il calcolo valore ai fini IMU: 168

A/3

Abitazioni di tipo economico.

Fabbricati realizzati con caratteristiche e rifiniture economiche sia nei materiali utilizzati che per gli impianti tecnologici ma principalmente di dimensioni contenuti rispetto alla al territorio di cui fanno parte.
Coefficiente per il calcolo valore ai fini IMU: 168

A/4

Abitazioni di tipo popolari.

Abitazioni molto modeste, nelle rifiniture, nei materiali di costruzione e con impianti limitati.
Coefficiente per il calcolo valore ai fini IMU: 168

A/5

Abitazioni di tipo ultrapopolare.

Abitazione facenti parte di fabbricati di basso livello, privi di impianti, servizi igienici. Questa categoria è ormai in disuso, è presente solo su vecchi classamenti del catasto.
Coefficiente per il calcolo valore ai fini IMU: 168

A/6

Abitazione di tipo rurale.

Abitazione a servizio delle attività agricole, ci cui alle caratteristiche del Decreto N° 701 del 1994 del Ministero delle Finanze .
Coefficiente per il calcolo valore ai fini IMU: 168

A/7

Abitazione in villini.

Sono abitazioni con un minimo di verde o cortile privato o comune, possono essere sia singole, che a schiera oppure a piani.
Coefficiente per il calcolo valore ai fini IMU: 168

A/8

Abitazione in villa.

Abitazione di pregio con rifiniture di alto livello con grandi giardini o parchi a servizio esclusivo.
Coefficiente per il calcolo valore ai fini IMU: 168

A/9

Castelli, palazzi di eminenti pregi artistici o storici.

Antiche strutture con importanti riferimenti storici.
Coefficiente per il calcolo valore ai fini IMU: 168

A/10

Uffici e studi privati.

Unità immobiliari destinati ad attività professionali.
Coefficiente per il calcolo valore ai fini IMU: 84

A/11

Abitazioni o alloggi tipici dei luoghi.

Sono case tipiche che per la loro forma e struttura individuano il luogo dove si trovano, ricordiamo i trulli, i sassi o i rifugi di montagna.
Coefficiente per il calcolo valore ai fini IMU: 168

 

Ritengo che questo passaggio all’inquadramento nella categoria corretta non comporti al momento benefici di carattere fiscale e non vi sia quindi uno scopo di beneficio occulto. Credo quindi che questa lecita rivendicazione andrebbe perorata ai fini di una corretta identificazione, ma non solo: l’identificazione come A/11 porterebbe a una implicita deroga dei limiti di dimensione presenti e potrebbe far includere in questa categoria anche i piccoli dammusi sotto i 28 mq, che ora non possono essere categorizzati come A/2, A/3 o A/7 per limiti di dimensione e quindi vengono definiti come inabitabili.

Così procedendo anche dammusi di esigue dimensioni e le unità collabenti potrebbero essere inseriti in categoria A (abitativo) e non più in categoria C (locali ad uso terziario e commerciale) così come oggi succede.

Last but not least, sarebbe necessario l’inquadramento e l’accatastamento in detta categoria A/11 anche per giardini panteschi, aire, e stinnituri (elementi architettonici storicamente rilevanti che sono accessori ma strettamente complementari al dammuso).

 Il Dammuso come lo vediamo oggi è frutto di uno sviluppo nella storia almeno a partire parrebbe dal 439. D.C (faccio riferimento agli studi del Notar Angelo D’Aietti). Fino al XVIII secolo, fatto salvo il fatto di voler considerare come progenitrici del dammuso strutture realizzate a partire dall’epoca Neolitica (almeno dal VI millennio A.C.)

L’uomo ha da sempre antropizzato il territorio ed anche se le tecniche nel tempo sono cambiate, ritengo personalmente che il dammuso vada riconosciuto come tale e categorizzato come A/11 in tutte le sue declinazioni di tecnica storico/costruttiva che hanno contraddistinto passo passo l’evoluzione di questa tipologia architettonica.

È dammuso quello dell’epoca del Taio così come quello dell’epoca della calce, per passare ai sontuosi dammusi padronali del 1800, finanche ad arrivare ai recenti e discutibilissimi anni 1960/70, alle tecniche costruttive con uso di cemento armato contemporanee, e i sontuosi o sobri interventi di riconversione o nuova edificazione degli anni più recenti (es. i Dammusi realizzati negli ultimi 10 lustri dall’Arch. Gabriella Giuntoli, un nome conosciuto su tutti, e da altri autorevolissimi tecnici).

Che ci piaccia o meno anche un “dammuso” del 2018 tra 10/100 o 1000 anni sarà una testimonianza dell’evoluzione delle tecniche costruttive, e forse ricorderemo questi nostri ultimi 50 anni come epoca di decadenza o di razionalismo architettonico del dammuso, ma pur sempre storia sarà."

 

IMPRESSIONANTE I TESTIMONIANZA ARTISTICA DEL DAMMUSO, L’ARCHITETTURA ORGANICA CON L’ARCHITETTURA RAZIONALE IN UN TUTT’UNO (un paradosso, ovvero l’arte)

Questa opera è uno degli esempi, è stata realizzata a Pantelleria in località Cala Tramontana, per la precisione il posto si chiama SUTTA MATTE’, all’inizio degli Anni 70 dall’architetto Oscar Tuscquets Blanca, è un architetto, pittore, scrittore e designer spagnolo ed è tutt’ora in vita.

 

Lui ha creato tra le altre cose il teatro Petit Palau, a Barcellona e il Monumento de la comunicación, Premiato in diverse occasioni ha ricevuto nel 1987 la Croce di Sant Jord

 Chi è Tusquets?

http://www.tusquets.com/

https://it.wikipedia.org/wiki/%C3%93scar_Tusquets

 

Detto ciò:

"Ci si auspica per il futuro la riscoperta e riabilitazione delle antiche tecniche di costruzione a secco, la formazione

qualificante di giovani mastri specializzati nel recupero di tecniche antiche associato ai nuovi principi della bioarchitettura e casa passiva e all’utilizzo dei più moderni materiali. Chi vivrà vedrà…ma sta di fatto, purtroppo, che oggi a Pantelleria non è consentito dagli enti preposti di ricostruire/costruire utilizzando le tecniche storiche originali che caratterizzano il dammuso e tutto il patrimonio di conoscenze tecnico costruttive si sta irreparabilmente perdendo.

Ad Alberobello, Ostuni e Cisternino (i paesi dei Trulli) Comune, Sovraintendenza e Genio civile, probabilmente a seguito di conferenze di servizi, vanno da qualche anno in deroga ai regolamenti edilizi ordinari, in special modo a quelli antisismici, consentendo sia il recupero che la nuova costruzione a secco mediante l’utilizzo delle tecniche storiche originarie in associazione alle nuove tecnologie e ai materiali bioarchitettonici di nuova generazione; questo ha fatto sì che il Trullo oggi sia un emblema di sostenibilità a risparmio energetico ed  impatto zero.

  • 2° STEP: RENDERE FRUIBILI ED ALIENABILI I DAMMUSI IRRECUPERABILI POICHE’ SITI IN FONDI OCCLUSI O PARZIALMENTE OCCLUSI, il problema interpretativo della servitù prediale in un parco nazionale (di natura prevalentemente agricola).

Un aspetto non meno importante e rilevante, a mio avviso, è quello strettamente legato alla fruibilità ed accessibilità assoluta o adeguata alle moderne esigenze dei vecchi dammusi e ruderi che stanno andando in totale rovina.

La mia attività mi ha portato più volte a riscontrare la totale o parziale inaccessibilità ed occlusione all’accesso di strutture di notevole valore storico, che giorno dopo giorno, sotto i duri colpi del tempo e delle intemperie stanno deperendo.

Il primo problema che voglio andare ad evidenziare è quello legato alla servitù (o "servitù prediale"), uno dei principali diritti reali di godimento su cosa altrui, definito dal legislatore, all'art. 1027 del codice civile, come il peso imposto sopra un determinato fondo (detto "servente") per l'utilità di un altro fondo (detto "dominante"), appartenente a un diverso proprietario.

Particolarmente importante è la servitù di passaggio che rileva in situazioni di fondo intercluso, circondato da fondi altrui e pertanto privo di uscita sulla via pubblica.

Il legislatore prevede che il proprietario di un fondo abbia diritto ad ottenere la costituzione della servitù di passaggio, la quale «in mancanza di contratto, è costituita con sentenza. Può anche essere costituita con atto dell'autorità amministrativa nei casi specialmente determinati dalla legge» (1032 c.c.)

L'art. 1051 c.c. riconosce al proprietario del fondo intercluso il diritto di ottenere, senza eccessivo dispendio o disagio, il passaggio sul fondo vicino per consentirgli la coltivazione o l'uso conveniente del proprio fondo: LA SERVITU COATTIVA.

Tuttavia, secondo il principio del minimo mezzo, il passaggio non deve essere eccessivamente pregiudizievole per il fondo servente: la costituzione della servitù dovrà avvenire in quella parte del fondo per cui l'accesso alla via pubblica è più breve o comunque provoca minor danno, se preferibile anche attraverso un sottopassaggio.

Si potrà costituire una servitù di passaggio anche laddove esista già un passaggio sul fondo altrui, ma sia necessario ampliare l'accesso esistente per consentire al proprietario del fondo dominante il transito di veicoli anche a trazione meccanica, per permettergli di coltivare o usare adeguatamente il fondo.

Sono esenti da questa servitù le case, i cortili, i giardini e le aie ad esse attinenti

Il codice prevede che il passaggio coattivo sia consentito anche in caso di fondo non intercluso se l'accesso alla via pubblica sia inadatto o insufficiente ai bisogni del fondo e non sia possibile procedere ad un suo ampliamento (art. 1052 c.c.); in tal caso l'autorità giudiziaria gode del potere discrezionale di consentire la servitù solo se la domanda risponda alle esigenze dell'agricoltura o dell'industria oppure, come precisato dalla Corte Costituzionale, in caso la domanda risponda ad esigenze di accessibilità in edifici ad uso abitativo per i portatori di handicap.

Va da se’ quindi il paradosso, che pur insistendo questi dammusi occlusi o semiocclusi in un parco nazionale a forte vocazione agricola, se questi dammusi non sono rettamente intestati a COLTIVATORI DIRETTI A TITOLO PRINCIPALE o ad OPERATORI DELL’INDUSTRIA (che vedo ancor più improbabili proprietari di piccoli dammusi tra le campagne incolte di Pantelleria) questi non possano ottenere il diritto di veder riconosciuta in loro favore la sacrosanta servitù coattiva che consentirebbe all’immobile (dammuso) di poter diventare appetibile per potenziali acquirenti e di conseguenza poter essere recuperato.

I dammusi in queste condizioni sono moltissimi e, stando così le cose, sono destinati a deperire nell’abbandono più totale.

Chiedo all’assessore all’urbanistica competente la gentilezza di avere delucidazioni in merito, specialmente dall’ente Parco, unico ente che potrebbe comprovare la vocazione e natura endemica agricola dell’isola al di là del fatto che possano essere solo I COLTIVATORI DIRETTI o le INDUSTRIE a poter rivendicare il diritto sacrosanto, ripeto, di accedere ad un fondo agricolo e ad un immobile storicamente sempre asservito all’agricoltura familiare di piccole dimensioni. Chiederei quindi, a chi di competenza, di volersi mobilitare nella direzione di una ricerca di ridefinizione delle interpretazioni giuridiche che rendono impossibile l’ottenimento di una indispensabile moderna accessibilità a tutti i fondi/ DAMMUSI totalmente o semi interclusi. Finchè il dammuso non sarà categorizzato come elemento asservito e complementare all’agricoltura, le interpretazioni giuridiche rimarranno immutate.

Chiarito questo aspetto, ritengo inoltre che dovrebbe essere priorità del comune, assumendosi un compito arduo e gravoso, quello di ridefinire in coordinamento con L’ENTE PARCO la viabilità pubblica relativa agli accessi a tutti i fondi e immobili, un’opera titanica che non viene realizzata da tempo immemore. È necessario infatti adeguare, laddove necessario e dove questo non pregiudichi la tutela di percorsi o piccoli sentieri di comprovato valore storico, i sentieri e le vicinali già esistenti.

Ad oggi l’unico strumento che consentirebbe l’adeguamento delle vicinali e dei passaggi già esistenti (mediante allargamento su fondi altrui) è l’esproprio, misura e strumento che va in netto contrasto con i princìpi di chi vi sta scrivendo, ma che va purtroppo considerata come male necessario.

3° STEP: RECUPERO DEI DAMMUSI E FONDI IN STATO DI ABBANDONO, IRRECUPERABILI ED INALIENABILI POICHÉ INTESTATI A PERSONE IRREPERIBILI E/O A SPROPOSITATE QUANTITÁ DI EREDI TALVOLTA MIGRATI DA DECENNI

Quest’ultimo punto, meno grave ed urgente rispetto ai due sopradescritti, è una tematica delicata che affronterò nella prossima lettera.

Termino qui la presente missiva non perché a mio parere non vi siano altre misure da adottare, ma credo che un palazzo vada costruito dalle fondamenta e per il momento penso che i pochi punti affrontati possano essere l’inizio di un processo virtuoso per la valorizzazione e tutela moderna di questo straordinario patrimonio, il dammuso di Pantelleria.

Rimango, se lo riterrete necessario, a disposizione per ulteriori approfondimenti, mettendo la mia persona e la mia piccola personale esperienza a disposizione della collettività e della cittadinanza di Pantelleria.

Luca Genovese (Cittadino di Pantelleria)

Pantelleria, lì 1 Ottobre 2018"

Per finire "Parafrasando Sergio Endrigo dirò che
Se per fare un tavolo ci vuole il legno,
Per fare tutto ci vuole tutto" ( da "Il congresso delle parti molli "di Belisari, Conforti, Civaschi, Fasani. 2008) IL CONGRESSO DELLE PARTI MOLLI